monsieur Calé

s'est décalé

Eccomi

Utente: caleidoscopique
Un ragazzo senza pretese ed il suo rapporto di amore e odio con il frigorifero, entrambi in rotta verso nuove forme di scrittura privata e menefreghista, a ritmo swing e boogie woogie. Un disperato intellettuale ubriacone.

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domenica, settembre 02, 2007
Riconciliazione o vendetta? Bulli-carcere-comunità

Piccolo annuncio, messaggio pubblicitario.

Evento

“Inchiostro, il giornale degli studenti dell’Università di Pavia” in occasione della II edizione del Festival Internazionale dei Saperi presenta: “Riconciliazione o vendetta? Bulli - carcere – comunità”, ultima opera letteraria di Vincenzo Andraous.

Venerdì 7 settembre alle ore 17:00 presso l’aula L4 di Palazzo San Tommaso dell’Università degli studi di Pavia, in compagnia di Vincenzo Andraous, di Don Franco Tassone e dei ragazzi di “Inchiostro” sarà possibile assistere alla presentazione del libro e al dibattito.

Sarebbe impossibile, o almeno fuorviante, recensire un libro di Vincenzo senza conoscerne il percorso personale. Lo si paragonerebbe a uno di quelli psicologi saccenti che partecipano ai talk show in occasione di tristi fatti di cronaca. Vincenzo non ha la loro boria e saccenza. Lui pensa col senno di chi ha fatto un’esperienza e ha maturato una riflessione distaccata e consapevole.

Il carcere, l’attività di volontario e di educatore nella “Casa del Giovane” di Pavia, il rapporto con gli adolescenti e i loro problemi, che sono poi quelli di una società in evoluzione, questi sono alcuni degli argomenti del suo ultimo libro “Riconciliazione o vendetta? Bulli - carcere – comunità”, composto da articoli pubblicati su “Avvenire”, “Inchiostro” e altri giornali.

Riflessioni che non sono meccaniche, astrazioni nozionistiche da esperti tivvù. Sono riflessioni che vanno a trovare attimi di umanità dove la gente non se li aspetta, suscitano degli scatti emotivi: i racconti delle sue esperienze quotidiane non possono lasciare indifferenti.

Postato da: caleidoscopique a settembre 02, 2007 23:28 | link | commenti (1) |

domenica, giugno 24, 2007
Chi ha visto Annozero?

Chi ha visto Sgarbi commentare tutto lo scibile umano con una pochezza a dir poco incredibile?
Pensavo fosse un troll, vi giuro.

Postato da: caleidoscopique a giugno 24, 2007 21:25 | link | commenti |
flussi, news spicciole

domenica, maggio 20, 2007
Crimini sessuali e il Vaticano

C'è un documentario della BBC che riguarda alcuni casi di preti-pedofili, insabbiati dal Vaticano e dalle gerarchie. E' un documentario della BBC, e queste tre lettere dovrebbero garantire l'autenticità dei fatti.

Michele Santoro vorrebbe acquistarne i diritti per mostrarlo ad "Annozero".
Purtroppo la situazione in Italia ora è poco conveniente:
-la Rai è impantanata, malgrado i dipendenti e i giornalisti cerchino di liberarla dai controlli politici;
-la Chiesa è al suo picco massimo di autoritarismo e influenza degli ultimi anni (non prendetelo come un dato certo, è solo una sensazione diffusa).

Stando a ciò, dubito che si riuscirà a vedere il documentario in onda a breve. Magari lo si potrà vedere su La7 alle 3 di notte, o similia.
L'alternativa è spendere 39 minuti davanti allo schermo del pc guardandolo via internet.
Il link per vederlo interamente è questo.

Inoltre, sull'efficente sito della BBC news che QUI vi propongo, ci sono anche le trascrizioni del reportage, i documenti e le ultime notizie a riguardo.

Già Marco Travaglio aveva parlato dei preti pedofili ad Annozero, nella sua rubrica "Posta prioritaria", in questa puntata indirizzata a Giulio Andreotti.

Postato da: caleidoscopique a maggio 20, 2007 14:58 | link | commenti (1) |

sabato, maggio 05, 2007
Conflitti interni e d'interesse: la schizofrenia di Berlusconi

Con le dichiarazioni di questi due ultimi giorni (inutile riportarle, le trovate ovunque), Berlusconi, che voleva discolparsi e passare come "innocente" incolpando il Governo, dimostra, sottolinea, evidenzia (insomma, fa di tutto), per mostrare come il conflitto d'interessi ci sia e sia enorme.

Un esempio semplice è l'ambivalenza tra queste due dichiarazioni:

«Non si può chiedere di affidare il proprio patrimonio a uno sconosciuto - dice Berlusconi - soprattutto quando questo patrimonio è il frutto di una vita di lavoro e, soprattutto, se una persona ha cinque figli come me» dice il Berlusconi uomo d'affari (poerino, tiene 'na famiglia da mantenere);
«Sono un nemico pericoloso, da eliminare dalla vita politica» dice invece il Berlusconi politico.

Insomma, Berlusconi
vuole mettere il piede in due scarpe. Soffre di una scissione della personalità che non vuole far passare, anzi, lotta ancora, alla veneranda età di 71 anni (età alla quale molti politici capiscono che sono morti, non in Italia), per poter fare politica (facendo i propri interessi).

Forse, bisognerebbe ricordare agli italiani che il patrimonio familiare di Berlusconi nei cinque lunghissimi anni del suo governo è triplicato. (leggete quest'articolo per ricordarvi, se ci fosse qualcuno che non ci crede).

Postato da: caleidoscopique a maggio 05, 2007 20:58 | link | commenti (2) |
flussi, news spicciole, io sono un autarchico, ma cos la destra cos la sinistra

venerdì, aprile 06, 2007
Carta Canta - English fair play

Gli inglesi sono rinomati per la loro correttezza e i loro stadi con i tifosi molto pacati.

Stinchi di santo 1
repubblica.it, 28 SETT 2006

È salito a 21 il numero dei tifosi inglesi del West Ham arrestati in nottata dalle forze dell’ordine a conclusione di alcuni incidenti che si sono verificati nel centro storico di Palermo.
Ai 15 hooligans arrestati dalla ppolizia si devono aggiungere altri 6 arresti eseguiti dai carabinieri. Al vaglio degli organi inquirenti, c’è ancora la posizione di un’altra decina di supporter della formazione britannica che, questa sera allo stadio ‘Barbera’, affronterà il Palermo nalla gara di ritorno del primo turno di Coppa Uefa, vinta dai siciliani lo scorso 14 settembre per 1-0 (rete di Caracciolo). La rissa sarebbe stata scatenata da un’accesa discussione tra gruppi di tifosi inglesi all’interno di un pub che si trova nella zona di piazza Olivella. Al centro della contesa alcuni scambi d’opinione tra hooligans che poi è degenerata all’esterno del locale pubblico. Dopo le prime scazzottate, sono volate bottiglie e la rissa è degenerata. Decine di ragazzi palermitani sono venuti alle mani con i supporter inglesi soltanto per difendersi.

(ANSA) - LONDRA, 2 APR - Il Manchester United avverte i suoi tifosi che saranno a Roma per l'andata dei quarti di Champions: state attenti. "Roma e' una citta' bellissima – è scritto in una lettera ai 4500 tifosi dei Red Devils (saranno in 1500 senza biglietto), ma ci sono dei luoghi dove è meglio non passare. Rischiate di prendervi una coltellata". [...]

Stinchi di santo 2
(ANSA) - ROMA, 4 APR - Sono 18 i tifosi feriti, di cui uno grave ricoverato all'ospedale San Giacomo, durante gli scontri tra tifoserie prima di Roma-Manchester. Il più grave è un inglese accoltellato al collo mentre si trovava nei pressi di ponte Duca d'Aosta. Un altro tifoso, sembra romanista, rimasto contuso durante i tafferugli con la tifoseria inglese, è stato invece medicato e dimesso dall'ospedale Villa San Pietro. Undici i contusi mentre 5 quelli solo medicati dopo essere stati coinvolti negli scontri.

Stinchi di santo 3
(ANSA) -SIVIGLIA, 5 APR- Tifosi inglesi scatenati durante il 1° tempo della gara di Uefa Siviglia-Tottenham. I sostenitori si sono scontrati con la polizia spagnola. Gli inglesi, come riportano le televisioni locali, sarebbero entrati in una settore a loro non destinato e gli incidenti con i poliziotti sono subito iniziati. Dal settore inglese sono volati all'indirizzo dei tifosi spagnoli e della polizia sedili e ogni tipo di oggetto. Gli incidenti di Siviglia seguono di 24 ore quelli dell'Olimpico di Roma.


Intanto i tifosi, sia quelli che erano in Italia che quelli che erano in Spagna, denunciano le violenze della polizia. Ciò fa clamore perché sono in tanti a parlare, mentre i singoli poliziotti non possono rilasciare dichiarazioni.
Tuttavia è unanime il metodo per procedere nelle indagini. Verranno mobilitati i migliori moviolisti europei e sarà inoltre chiesto l'intervento dei bambini sordomuti brasiliani che leggeranno il labiale di polizioni e tifosi (per carità, non chiamateli hooligans, in Inghilterra non esistono più da tempo).

Postato da: caleidoscopique a aprile 06, 2007 10:25 | link | commenti (3) |
calcio, polizia, inglesi, violenza negli stadi

lunedì, gennaio 02, 2006
Résolutions pour l'année

Sento bisogno di scrivere, anche se è notte e dovrei studiare.

Sarà l'effetto di tutta la caffeina ingerita oggi tra Coca Cola, caffé e Pocket Coffee.

Esco reduce dal primo giorno dell' anno 2006, anno che si è già presentato con tutte le sue difficoltà: male di testa, ho preso vento (espressione idiomatica francese, non ve la traduco) senza soffrirne, anzi meglio così perché me ne sarei pentito; stato vegetale spinto; scarsa voglia di studiare; tre sirene d'allarme suonate in un pomeriggio (se una mi distoglie dallo studio le altre due mi svegliano dal sonno). Diciamo che mi sono svegliato col piede sinistro.

Sabato sera una festa tra pochi studenti, Italiani, Turchi, Colombiani, Francesi (pochi), e molte bottiglie d'alcool. Io nel pomeriggio mi ero fatto valere per avere una bottiglia di Martini sostenendo tre tesi: è italiano, fa classe e "No Martini No party". Chi ribatteva diceva che è alcool da donne. Ribatto a mia volta affermando che "un bicchiere è da donne, una bottiglia no". Bella festa, mi diletto anche a mixare musica grazie ad un programma per pc, faccio un salto nella cucina del quinto piano alla festa coreana. Ricevo complimenti inaspettati dalle Coreane (ne sono shockato, mai ricevuti complimenti per l'aspetto), mi accerto che siano sobrie (non hanno bevuto, ciò che han detto può avere una valenza), una vocina nel cervello mi istiga "Profitte! Profitte!". Con Chloe cerco una cartina per fare una cazzata, una sigaretta alle erbe provenzali (non pensate male, erano erbe da cucina, per condimento), un Coreano mi offre una sigaretta, la rifiuto -non fumo e non mi piace-, insiste, la porge alle labbra e l'accende. Lo stesso fa Qing poco dopo offrendomi una sigarette cinese, troppo forte per i miei gusti. Gli passo la sigaretta al condimento provenzale, sigaretta che si addice benissimo ad un piatto di arrosti, e lui gradisce. Poi sparisce non so dove.

Comunque, fatto sta che tanti bevono, tre cadono sul campo prima dello scoccare del nuovo anno. I reduci neanche si accorgono d'aver varcato cotal frontiera temporale (me incluso), vuoi per il livello di alcool in circolo, vuoi perché si camminava in una via deserta "road to Australian Pub". Mi ricordo che qualcuno alza con gesto trionfale un telefonino esclamando "Bonne Année" e tutti hanno iniziato ad abbracciarsi ed urlare alla gente affacciate sui balconi.
Arriviamo al pub. Qui ci conoscono tanto bene (eufemismo per dire "c'abbiamo lasciato tanti di quei soldi") che ci fanno entrare malgrado ci sia una festa privata. Stasera gli va male perché noi siamo già abbastanza pieni e non si compra nulla.

Faccio telefonate ai familiari (non sono poi così stronzo, qualche volta mi faccio sentire) ed un messaggio collettivo agli amici, e sono a posto. Si chiude la serata a parlare, stringendosi la testa per il male, bevendo acqua ed ascoltando qualche canzone. Mi ricordo di bruciare il "Due di picche" (vallo a spiegare il significato di tal gesto, e vai a capire anche il perché proprio il due di picche e non il fante di bastoni), per poi mettere la cenere in una tazza e gettarla fuori dalla finestra. Un mix di gesti scaramantici/propiziatori...

Sul pavimento della mia camera si rilevano tracce di bruciato, fuori dalla finestra pezzi di ceramica bianca di infima qualità.

Da oggi posso usare l'agenda minimalista regalatami da mio padre, agenda che si addice al maglione "nero nichilista", che fa tanto "poeta esistenzialista francese della prima metà del XX secolo seduto al café 'Les deux Magots' di Saint Germain des Près". Grazie Babbo!

Buon anno duemilaesei!

Propositi per il nuovo anno, in ordine di priorità e fattibilità:
-comprare una tazza nuova;
-andare all' Auchan per comprare uno spazzolino e del dentifricio;
-studiare.

Postato da: caleidoscopique a gennaio 02, 2006 02:19 | link | commenti (10) |
diario

venerdì, dicembre 23, 2005
post veloce del post-ritorno

Arrivo a Milano e mi ritrovo imbottigliato nel traffico. Attorno mi ritrovo circondato da manifesti del S. nazionale, che se la pète e non poco di quanto l' Italia sia migliorata con lui. In tre mesi lui non è cambiato, neanche l' Italia. Ho la nausea per la vista dell' essere (immondissimo) e vorrei tornare in Francia, se non fosse per il pensiero della mia famiglia che voglio rivedere.

Poi in Stazione Centrale, il caos:le macchine dei biglietti che non funzionano, la metà degli sportelli aperti, viaggiatori ovunque, ritardo abituali...
Insomma, tre mesi ed è ancora tutto uguale.
Eppure S.B. dice che siamo potenti in Europa ed importanti nel Mondo. Penso alle discussioni politiche con studenti non italiani, le loro domande sull' Italia e le loro affermazioni. Il Signor B. è sicuro di quel che dice, o fa scrivere?!?
E non è possibile che malgrado tutto quel che lui dice sia ancora così? Non potremmo neanche utilizzare l'espressione "Quando c'era lui i treni partivano in orario"!!!
Cosa diremo ai nostri figli?
Ed ai figli dei nostri figli?

Che vergogna signor B.!

 

Postato da: caleidoscopique a dicembre 23, 2005 22:44 | link | commenti (8) |

venerdì, dicembre 16, 2005
HOTELS - Guillaume Apollinaire


La camera è sola
Ognuno per sé
Presenza nuova
Si paga a mese

Il padrone dubita
Pagheranno
Giro per strada
Come una trottola

Il rumore delle carrozze
Il mio brutto vicino
Che fuma un acre
Tabacco inglese

O La Vallière
Che zoppica e ride
Delle mie preghiere
Tavolo da notte

E tutti insieme
In questo hotel
Sappiamo la lingua
Come a Babele

Serriamo le porte
A doppia mandata
Ognuno porta
Il suo solo amore


Postato da: caleidoscopique a dicembre 16, 2005 17:58 | link | commenti (2) |

mercoledì, novembre 30, 2005

Visto che ho un po' di tempo, e considerando che il tempo in questo periodo scarseggia e vale oro, lo dedico un po' a quei bastardi dei miei amici dicendo loro esplicitamente, senza tanti giri né giochi di parole:

GRAZIE

Non so come sdebitarmi da qui, quindi attendete il mio ritorno e poi vi ringrazierò di persona, a base di cibo a volontà, ed alcool naturalmente...

E stasera brinderò alla vostra salute.

Postato da: caleidoscopique a novembre 30, 2005 15:22 | link | commenti (5) |

venerdì, novembre 11, 2005
solo per voi, ed il lettori del Giornale di Bg

Domenica sera incontro degli amici francesi per una cena all' Italiana nella residenza universitaria in cui abito, qui a Saint Étienne, centro di circa 130 mila abitanti a circa quaranta chilometri da Lione.
Ci ritroviamo insieme ad altri studenti stranieri dall' Italia, Spagna, Colombia e Algeria, tutti insieme nella cucina a cenare. Durante il pasto un' amica francese, Coline, accenna ai recenti fatti di cronaca: "Hai sentito quello che sta accadendo?"
"Sì -rispondo io- ho letto quello che accade a Parigi"
"No, adesso anche a Nizza, Marsiglia, Lione. La protesta si sta spargendo"
"Fra poco arriverà anche qui!" dice con sicurezza Nikolas, il suo ragazzo.
Io rimango un po' stupito: senza televisione, radio o altri mezzi d'informazione non sono al corrente di quello che succede e mi sento tagliato fuori dal mondo. Per altri studenti presenti è lo stesso.
La discussione si chiude qui, finché non usciamo per una passeggiata ed andiamo in un pub dove incontriamo altre persone. Dopo qualche minuto anche qui si fa un accenno ai fatti, anche qui si è certi che a Saint Étienne accadrà qualcosa. Anzi, qualcosa è già accaduto, stando a quanto ci dice un uomo: un autobus dell' azienda urbana è stato incendiato nel pomeriggio, fortunatamente senza incidenti gravi. Io ed i miei amici rimaniamo in un silenzio di riflessione, per poi riprendere la nostra strada.
Per le vie ci sono poche persone, e non capisco se è perché è domenica sera e l' indomani si lavora, se è a causa del freddo o se è per il timore.
Dalla macchina vediamo qualche cassonetto della raccolta differenziata rovesciato, ma nessun altro segno di vandalismi o ribellioni. È difficile dare un giudizio a ciò che accade, non so ancora se è una follia collettiva o una rivolta, se quello che accade in Francia ha un senso, un'origine chiara e soprattutto sensata, o nasce da una primitiva voglia di ribellarsi ad un' autorità, dall' irrazionalità della folla.
L'indomani mattina assecondo la mia curiosità: andando all' università mi reco in un edicola ed acquisto un giornale su cui sono riportati i nuovi focolari di rivolta. Alla facoltà utilizzo i computer per trovare informazioni e vedo che anche in Italia si parla largamente di quanto accade qui. Passa un altro studente Erasmus e ci scambiamo delle notizie: mi dice che una scuola materna è stata incendiata nella sera di domenica. Trovo riscontro dei fatti anche sul sito del Corriere della Sera, e poi sul giornale locale "La tribune - Le progress", da cui apprendo che la biblioteca del quartiere in cui risiedo è stata bruciata. Biblioteca che posso vedere dalla finestra della mia stanza.
Tornando a casa mi ci reco accompagnato da due amici turchi, Faruk e Denis, anche loro studenti Erasmus: sono bianco e non parlo francese come un Francese, loro mi offrono il loro aiuto ed la loro protezione per addentrarmi nel nostro quartiere, una zona periferica abitata per lo più da immigrati nordafricani, una zona in cui i giovani arabi sono abbastanza diffidenti verso gli "stranieri".
Sono le sei del pomeriggio ed è già buio. In giro incontriamo pochi giovani: sarà l'ora o sarà la quiete dopo la tempesta?
Arriviamo alla Biblioteca, le giriamo attorno. Ci sono i segni del fuoco ed il terreno è ancora bagnato dall' acqua utilizzata per spegnere le fiamme. Chiediamo ad una signora come è successo: da una finestra è stato introdotto qualcosa che ha dato fuoco all' interno, ma fortunatamente i danni sono limitati.
Tornando alla residenza universitaria Faruk riceve una telefonata dal padre: lo avvisa che ora le rivolte, dopo essere arrivate in Belgio, stanno dilagando anche in Germania. Inevitabile che io cominci a pensare al mio paese, pensando che potrebbe accadere qualcosa, ma con la certezza che avrà dimensioni minori che in Francia ed in Germania, dove il fenomeno dell' immigrazione ed il numero di immigrati è decisamente maggiore.
Nel frattempo, nella residenza, malgrado non ci siano molte televisioni, radio ed i quotidiani non siano diffusi, le notizie si sono sparse. Nella città e nei paesi vicini diverse automobili (sulla quarantina), una scuola materna ed una biblioteca sono state incendiate tra sabato e domenica, nel pomeriggio di domenica degli individui a volto coperto sono saliti su un autobus ed hanno fatto scendere le persone per poi dar fuoco al mezzo, ed alcuni vigili del fuoco impegnati in interventi sono stati oggetto di lanci di pietre e bottiglie molotov da parte dei rivoltosi, che hanno all' incirca vent' anni.
Gli incidenti sono avvenuti nel quartiere La Cotonne, dove si trova la residenza universitaria, a La Terentaize e a Montreynaud, tutti quartieri popolari abitati da immigrati, quartieri caratterizzati da vecchi edifici fatiscenti o da immensi palazzi bianchi ad alta densità abitativa, i palazzi che si notano maggiormente guardando il panorama di Saint Etienne.
In un giorno alla residenza si è passati dall' inconsapevolezza di ciò che accade in città alla conoscenza dei fatti, e ora si teme che qualcos'altro possa accadere. Fino al momento qui a Saint Étienne non c’è niente di catastrofico come i filmati su Parigi mostrano, ma... "on sait jamais".
A cena, sempre lunedì, Sarah, una studentessa americana, ci informa che lei ed altri studenti statunitensi potrebbero essere rimpatriati nel caso in cui i disordini continuassero.
Nourdine, algerino studente di architettura, spiega le motivazioni sociali degli avvenimenti in maniera più dettagliata: "Chi non ha i soldi per comprarsi una casa ma solo per affittare deve ricorrere ad un bureau che seleziona delle zone in base al ceto ed alle origini, quindi accade che se ti chiami ‘Mohammed’ tu non possa vivere vicino a un ‘Jean Luc’, ma ti ritroverai vicino ad altri ‘Mohammed’. Ciò significa che persone con le stesse difficoltà si ritrovano nella stessa zona, e non hanno modo per fare valere i propri diritti, non hanno modo né le capacità di potere parlare in televisione o alla radio. -afferma Nourdine imitando alla fine la parlata dei giovani delle banlieus inserendoci qualche tipica espressione colorita. "Quindi l’unico mezzo che rimane loro per farsi sentire -conclude- è la violenza, e penso che, quando i disordini saranno finiti, si aprirà finalmente un dibattito politico sulla questione".
Questa è la speranza che rimane insieme a quella che gli incendi e gli altri atti di vandalismo/ribellione finiscano.
Al corso di Inglese, martedì pomeriggio, incontro Leila, studentessa di diciannove anni, di origini algerine. Anche lei crede che i metodi utilizzati siano eccessivi, e spesso causati solo dalla voglia di fare "non importa cosa" e crede che "alcuni razzisti approfitteranno (ndr: della situazione) per accusare tutti gli stranieri e tutti gli Arabi", ma sostiene anche che "Sarkozy ha detto cose che non avrebbe dovuto dire e che hanno fatto aumentare la rabbia dei ribelli". Quando le dico ciò che penso, cioè che chi voleva ribellarsi per cambiare le proprie condizioni non ha fatto che peggiorare la situazione facendo inquadrare tutti gli Arabi dall’ opinione comune in maniera negativa, aumentando così il livello di intolleranza e razzismo, il suo sguardo mostra la tristezza di chi conosce le vicende e non può far niente .

Postato da: caleidoscopique a novembre 11, 2005 17:43 | link | commenti (8) |

martedì, novembre 08, 2005
putain

Anche qui fa caldo...

Postato da: caleidoscopique a novembre 08, 2005 16:03 | link | commenti (3) |

martedì, novembre 01, 2005

Io vi invio al sito http:offlagadiscopax.splinder.com

perché qui in Francia è piacevole sentire queste narrazioni vagamente comuniste e retrò di bei ricordi d'infanzia.
E voglio le cinnamon!
Il toblerone!

 

Postato da: caleidoscopique a novembre 01, 2005 23:27 | link | commenti |

lunedì, ottobre 31, 2005

[Quasi le cinque del mattino di domenica. Ascoltando "Un jour en france" dei Noir Désir, "Saturday night" dei Cure e "White Riot" dei Clash.]

Seppur ubriaco Nikolas non si sbaglia: "Elle est comme une...une butterfly, tu sais, c'est elle à choisir".
Nella miniera tutti i danzatori mi cadono addosso, ed io in mezzo cerco di sostenere il loro peso.
"Oui, je comprends, j'avais compris tout dejà avant", e se non capite questa mia sintassi sbagliata, volevo dire semplicemente che avevo capito già tutto prima, prima che io capissi quanto lei potesse interessarmi, prima che il suo siero mi infettasse. O meglio, ho detto così ma senza che fosse vero: ne avevo tutti gli elementi per capirlo prima e nei giorni subito dopo che l'infezione, invece ho sottovalutato la cosa e lo capisco con qualche giorno di distanza. E gli studenti di medicina sono tutti tornati a casa.

"J'ai un bouton à fièvre" mi aveva detto lei "c'est contagieux".
"Je m'en foute", ho risposto io. O lei o il vino prevalevano su di me.Rimane il fatto che sono quasi infettato ed al momento non passa. Diverse medicine a disposizione, ma al momento non ne voglio nessuna, specialmente se stupidi pagliativi.

Seppur ubriaco Nikolas me l'ha detto: "Tu sais, il y a des filles qui sont pour une noit et puis pour tous la vie".

Ho la febbre, e sono nervoso.
Nervoso, anche troppo.Levatemi di dosso questo tipo appiccicoso, non voglio il suo braccio attorno le mie spalle, le sue mani che prendono le mie braccia e le sue domande insistenti.


E stavo quasi per fare a botte con un francese ubriaco di circa trent'anni perché flirtava con un'amica ed aveva iniziato a darne dietro a me che la difendevo, e agli Italiani in Francia.
"Tu es fou, tu ne sais pas qu'est tu fais" mi ha detto.
"Oui, je suis fou, et toi, tu ne me connais pas", ho risposto, sotto l'influsso del calimocho e della mia infezione.
"J' en ai marré des Italiens, on a dejà trop ètranger en France" ha risposto con astio.
"Alors pourquoi tu veux un fille étrangère" ho detto a mia voltà, con una padronanza lessicale ed una sicurezza di me che raramente ho. Sarà l'infezione.
I suoi amici iniziano a ridere di lui. Prendo la mia amica e me ne vado.
"Italien, tu vas voir quand tu auras la tete sur la terre".

"Vedrai tu quando i tuoi piedi ti precederanno" ho pensato, mentre i tacchi della mia amica scandivano un tempo in progressione. Non conosco il verbo "precedere" in francese.

Postato da: caleidoscopique a ottobre 31, 2005 18:24 | link | commenti (2) |

martedì, ottobre 11, 2005
sconclusionato (ma non del tutto)

Capelli, briciole di cioccolato, calzini e pantofole per terra e sotto il letto,
post ovunque, su porte e termosifoni. Fogli del "3° gruppo" sparsi sul tavolo.
Stoviglie varie ovunque, anche nella doccia. Ed impronte di improbabili All Stars, compagne di vita per molti lunghi ed intensi anni e che mi stanno quasi per abbandonare, ora che l'inverno alle porte.

Una sorta di Rayogramma da me eseguito ieri. Il colore marrone cappuccino diarroico mi fa cagare.

Il vicino tedesco dalle origini coreane tossisce. Studia medicina e fa yoga, in pratica un dio, ma sta peggio di me.

Rumori di chiavi estranee, passi pressés e persiane mosse dal vento.
Il mattino qui è tutta un'altra cosa. L'importante che il cinese effemminato non vengo a svegliarmi alle undici e mezza della domenica mattina (quando giaccio nel letto da meno di sei ore), per chiedere a me un questione di francese: ma Diobono, con tutti i Francesi che ci sono vieni a svegliare me italiano?

E pranzi saltati, amici non sentiti, altri che ne senti, canzoni che mancano così come i momenti standard.
E poi immagini che ritornano in mente come flash al solo sentire un odore familiare, ma -malgrado tutto- essere felici di essere qui, perché è come una sfida.

Postato da: caleidoscopique a ottobre 11, 2005 16:41 | link | commenti (7) |

martedì, settembre 06, 2005

Una semplice questione:

perché quando si dice "Erasmus" tutti pensano alla Spagna?

[Sarà un po' come non pensare all' Elefante?!?]

Postato da: caleidoscopique a settembre 06, 2005 19:26 | link | commenti (28) |

giovedì, settembre 01, 2005

Due modi di vivere la solitudine: il ragazzo si rifugia nel suo ego cercando qualcosa che possa celare la sua fragilità, qualcosa che possa renderlo sicuro di sé, del suo essere; la ragazza invece si rifugia nell’esperienza, in altre persone e nei rapporti intensi che crea con questi, rapporti che a volte sono delle bombe, brevi, intensi e molto passionali, con finali deleteri. Anche lei altrettanto -se non di più- fragile. Ed entrambi si ritengono soli.
 
Lui coglierebbe l’attimo, ma sente un muro tra di loro, lo legge nei suoi sguardi sadici. Lei non può fare niente al momento, ma sostiene che nel futuro è tutto possibile. Per lui il muro reggerà, lei cambia spesso ma rimane fedele a sé stessa.
 
Come finiranno le vicende?
 
Questa è la domanda che si pone lui –che è paranoico come pochi- ed è la stessa che si pongono gli spettatori (per questo il film può risultare molto coinvolgente). La sua paranoia mista a riflessività si fonde con i suoi tentativi di agire subito, e lasciarsi andare dall’ istinto, che poche volte lo tradisce.
Lei, alla domanda di lui, taglia corto: “chi lo può sapere?”Lei è camaleontica, fatalista e passionale, ed agli occhi del ragazzo è fatale.
 
In questo periodo che mi nutro di film questo è quello che mi ha preso di più.

Postato da: caleidoscopique a settembre 01, 2005 20:48 | link | commenti (18) |

sabato, agosto 27, 2005

Café a Montparnasse - PlossuLe donne di Parigi hanno un qualcosa di particolare
Ci si chiedeva, con un mio amico, passeggiando per le vie della città e a volte seduti sui treni della metropolitana, che cosa fosse a renderle così affascinanti e belle con semplicità. Il mio amico tagliava corto dicendo che è il loro portamento, lo stile raffinato che hanno. Una risposta che nasce dal voler porre dei freni alla propria curiosità non mi soddisfa. Troppo semplice, io voglio sapere di preciso cosa le rende così.
C’ho pensato, e ci rifletto ancora.
Le ipotesi che sono sorte sono varie.
La prima, che mi è venuta in mente vedendole camminare nei sotterranei della metro, un luogo così ameno, buio, sporco, è che le donne a Parigi mantengono sempre un loro modo di fare dignitoso ed aggraziato. Se ci fate caso camminano leggere, stando dritte, con il viso proteso verso l’alto ed il collo allungato. Colli magri e bianchi che ti invitano ad essere morsi. Una naturalezza ed un candore che, nei sotterranei di una metropolitana, non possono che incantare.
La seconda cosa che ho notato è la capacità di saper reggere uno sguardo sconosciuto per più di un istante, senza scostarlo subito in maniera imbarazzata o scocciata o, peggio ancora, con astio e fastidio facendo finta di guardare altrove. Qualche sguardo era indagatore, e domandava “Chi sei? Cosa vuoi?”, come se per loro, abitanti di una grande città cosmopolita, gli occhi di ogni straniero fossero una cosa nuova, come se non fossero abituati a vivere in mezzo turisti, viaggiatori ed emigranti. Forse le donne di Parigi sanno come ballare un tango fatto di sguardi.
Se ci penso bene c’è un contrasto tra il loro portamento ed il loro sguardo: il primo farebbe pensare a donne altezzose, irraggiungibili, indifferenti agli sguardi altrui (un po’ come quelle stronzette che t’incantavano al liceo, e guardavi con distacco fisico e sentimentale sapendo che mai le avresti raggiunte, e così andò sempre), mentre il secondo smonta ogni pregiudizio dato dal primo, come se volessero lasciarsi sedurre e volessero sedurre a loro volta, un divertente gioco reciproco di seduzione. E si rimane così, a meditare su come possa essere in realtà una donna di Parigi, quale dei due lati prevalga, si rimane affascinati da questo contrasto.
Mi ricordo una donna incontrata in un jazz club storico della rive gauche, una donna sulla quarantina circa, con capelli lisci e scuri lunghi fino alle spalle e vestita molto semplicemente con dei jeans chiari ed una maglietta nera. Un viso gentile ed il solito portamento elegante: teneva sempre le mani tra le ginocchia, in una maniera molto composta, e la schiena dritta appoggiata al muro, malgrado la scomodità delle panche fosse a livelli da vecchia aula universitaria. Dava l’idea di essere molto timida.
Bene, questa donna di quarant’anni guardava con curiosità me ed il mio amico. Io ed il mio socio: due ventenni rinchiusi di nostra meditata volontà in un jazz club parigino (una sorta di taverna più che altro) in un sabato sera d’agosto, circondati da persone con età minima di circa quarant’anni, per la maggior parte habitué del locale. Due perfetti estranei, due mosche bianche, ma pur sempre due giovani turisti come ce ne sono tanti a Parigi, due amanti del jazz come ce ne sono tanti nel mondo, due giovani come tanti altri. Eppure la donna era incuriosita da noi, dalle nostre chiacchiere, dalle nostre risate. E ci lanciava sguardi. Poi, a volte, noi incrociavamo quegli sguardi e lei sorrideva, faceva spallucce e poi indicava un ballerino impacciato, oppure quello bravo. Quando qualcuno le si presentava invitandola a ballare lei rifiutava con molta timidezza ed umiltà. Gli uomini che la invitavano a ballare non mancavano, ma lei rimaneva lì, seduta affianco a noi e, di tanto in tanto, ci osservava con curiosità. Poi, alzandoci per tornare in ostello, io la salutai. Lei ricambiò e cercò di scambiare qualche battuta che io riuscì a capire malgrado il volume della musica ed il mio francese stentato: “Quanto vi fermate ancora?” domandò con una voce simile a quella di una ragazzina. Le risposi che per noi si trattava dell’ ultima notte a Parigi e che saremmo partiti nella serata di domenica, al ché lei replicò con tono di complicità “Profitez de votre dernière journée à Paris”. Le assicurai che avremmo fatto il possibile.
Ecco, forse è un misto di raffinatezza, modi gentili e complicità. Come quella cameriera della caffetteria di Saint Michel, che consegnandoti il caffè fece un occhiolino e ti avverti che il bicchiere in cartone era molto caldo. [ironizzando pensai che l’occhiolino era dovuto alle quantità infinite di caffeina in circolo nel suo sangue che provocavano movimenti involontari]. Un calderone al quale si aggiunge la voce: il francese delle donne è qualcosa simile ad un sussurro al quale si alza il volume, i suoni sono molto simili, quasi dei sibili di un serpente tentatore. E gli accenti, le cadenze, la fluidità, non fanno altro che esagerare il carattere dell’ espressione, rendendola più passionale.
 
Questa composizione di elementi dà alle donne francesi un tono da “civette” e, se non lo sapete, Kundera trova nella civetteria “un comportamento che mira a suggerire la possibilità di un’intimità sessuale, senza che questa possibilità appaia mai certezza”. E a me, che sono inconsciamente ed fatalmente diretto verso l’idealizzazione, le immagini e semi della questione “chissà come potrebbe essere?”, questa loro civetteria piace e non poco.

Postato da: caleidoscopique a agosto 27, 2005 12:15 | link | commenti (23) |

martedì, agosto 23, 2005
Vedi Parigi e poi, bho!?

Parigi mi chiama a sé, Parigi mi vuole. Io la voglio. Io voglio entrare in lei.
Rientra tutto in una concezione organicistica, io mi sento parte di lei quando sono lì non mi sento rigettato, ed un’ umile considerazione, sono troppo piccolo ed insignificante per poter dire che Parigi è mia.
 
E come mi accade sempre per tante altre cose il tempo non mi basta: “Tempus fugit” era ciò che simbolizzava la clessidra alata scolpita su una tomba del cimitero di Père Lachaise.
E così anche a Parigi ho lasciato i miei simbolici puntini di sospensione perché so che tornerò da lei. E voglio tornarci quando non sarà calpestata da orde di turisti.
 
Ho ascoltato musicisti di strada, mimi e persone raccontare le loro storie, Parigini che come me scoprivano per la prima volta un angolo della loro casa, come quel vecchio dei dintorni di Belleville che non sapeva del parco rionale malgrado abitasse lì da secoli (e malgrado il parco sia segnalato sulle guide come uno dei posti con la migliore vista sulla città), come quella signora dell’ Undicesimo Arrondissement che ci metteva piede per la prima volta per ammirare dall’alto la Ville Lumière; ho visto bambini africani figli di sans papier assalirmi alla vista della mia vecchia macchina fotografica per guardare la città come me, attraverso l’obbiettivo, ed io come loro, con i loro occhi di bambini. E poi ho sentito la loro madre urlarmi in un francese rapido e sincopato, ricco di sonorità africane, e tutto perché temeva foto destinate alle forze dell’ordine.
 
Ho incrociato sguardi con un’attrice di strada di origine russa, semplice e bellissima, una ragazza che avevo incontrato una sera, nella piazza davanti Notre Dame, nel cuore della città, e l’ avevo sentito cantare “Fever” tenendo con le mani attorno al microfono in modo da rendere il suono filtrato, mani che poi spostava per tenere il tempo con lo schiocco delle dita. Una semplicità disarmante che mi ha fatto innamorare. Dopo uno show di mimi vicino piazza Stravinsky andai anche a scambiare qualche chiacchiera con lei: le chiesi di dove era, cosa facesse nella vita e mi meravigliai quando mi rispose che era un angelo.
Ed io ne rimasi folgorato, ché mi basta sentire una frase ad effetto (ed in francese) per dannarmi l’esistenza.
Ed in fondo, quando lei recitava Nat King Cole cantava “Quizàs, quizàs, quizàs”. Chi sa? Il cantore cercava di farmi capire che sarebbe tutto finito lì, e poi –appunto- chissà? La rincontrerò ancora?
 
Ma cos’hanno le donne di Parigi io non l’ho ancora capito.
(seguirà?)

Postato da: caleidoscopique a agosto 23, 2005 15:33 | link | commenti (14) |

lunedì, agosto 22, 2005
nius de film

No, ragazzi, tenetevi forti. Soprattutto rimanete incollati a casa vostra quando sarà il momento, oppure non andate in quella sala, cambiatela. Non sganciate un soldo per questo scempio!
Se il cinema italiano quest’anno aveva sfornato dei buoni lavori, prepariamo che ci pensa G.M. a rovinare le feste! Ho appena letto che il suo prossimo lavoro (non mi viene da chiamarlo film, al massimo “fiction monopuntata”) è in fase di lavorazione. I protagonisti, indovinate un po’, sono il fratello e la moglie. Basta cercare il nome del regista su Google per trovare la notizia, ed il nome dell’attrice protagonista per vedere che si tratta proprio della consorte.
“Va be' continuiamo così, facciamoci del male!”, citando un regista, tra gli Italiani il mio preferito, che è al lavoro per il suo prossimo film (e per questo sono invece immensamente felice), il cui titolo è “il Caimano”. Dovremo aspettare fino a marzo. Su “L’ Espresso” della scorsa settimana trovate un’ interessante intervista.

Postato da: caleidoscopique a agosto 22, 2005 13:15 | link | commenti (8) |
cinema

venerdì, agosto 19, 2005
l'amplificatore

Il saggio stagista-giornalista Alessandro "Scott Ronson" scrive oggi:

"La Gmg costa alla chiesa100 milioni di euro. Ieri per caso sono capitato sul sito dell'Unicef. L'unicef ha bisogno di soldi per alcuni suoi progetti in giro per il mondo. La cosa divertente è che con i 100 milioni di euro spesi per riempire le strade di Colonia di idioti con il cappellino blu che urlano "BENEDETTO!" si finanziano tutti quei progetti, e avanzano ancora un mucchio di soldi. Questo grida vendetta."

Non conosco i costi esatti dell'operazione, né i ritorni economici, ma credo che, anche questa volta, il buon A. abbia ragione.
Diffondete il verbo!

Postato da: caleidoscopique a agosto 19, 2005 16:45 | link | commenti (4) |